Come valorizzare il know-how aziendale

Come valorizzare il know-how aziendale

In un precedente contenuto abbiamo parlato del know-how, della sua definizione giuridica e degli elementi necessari per ottenerne la protezione da parte dell’ordinamento.

Queste informazioni sono sì fondamentali ma ancora non sufficienti da un punto di vista pratico. Sappiamo bene che la domanda dell’imprenditore in questi casi non riguarda la definizione di know-how, ma le strategie concrete per proteggerlo.

Incominciamo col dire che per proteggere il know-how occorre per prima cosa valorizzarlo, cioè, in sostanza, documentare la sua importanza e il vantaggio competitivo che esso offre all’impresa.

A tal fine, è indispensabile adottare una strategia integrata, capace di trasformare quel patrimonio di conoscenze da concetto astratto a:

  • asset giuridicamente tutelato
  • bene economicamente sfruttabile
  • patrimonio difendibile nel tempo

Questo processo non è teorico, ma richiede scelte organizzative e operative precise.


Identificare e formalizzare il know-how

E’ molto difficile ottenere la protezione di un bene che per prima cosa non sia chiaramente individuato e descritto, tanto più se si tratta di un bene immateriale, privo cioè di una sostanza fisica.

Si intuisce facilmente che anche per il know-how si tratta di un passaggio cruciale: per questo deve essere innanzitutto individuato e descritto.

L’impresa, dunque, deve essere in grado di stabilire quali informazioni, esperienze e procedure costituiscano un reale vantaggio competitivo.

Il perimetro può essere molto ampio e includere:

  • processi produttivi
  • metodi organizzativi
  • procedure operative
  • strategie commerciali
  • dati e informazioni di mercato

Occorre chiarire subito un possibile equivoco: non si tratta di un adempimento formale né di burocrazia, ma di un requisito sostanziale.

La stessa disciplina del franchising (Legge n. 129/2004), pur riferita a un ambito specifico, esprime un principio di validità generale: il know-how deve essere individuato e descritto in modo sufficientemente esauriente, così da poterne verificare segretezza e sostanzialità.

Se non viene descritto e documentato, il know-how rischia di rimanere un concetto astratto e difficilmente diventa un bene trasmissibile o difendibile. Tant’è vero che, per tornare all’esempio del franchising, ogni sistema franchising che si rispetti dispone almeno di un manuale operativo, cioè di un documento tecnico operativo che esplicita procedure, metodi e tecniche: in una parola, il know-how.

Le misure di protezione

L’art. 98 del Codice della Proprietà Industriale richiede che il titolare del know-how abbia adottato misure di protezione ragionevolmente adeguate, idonee a mantenere segrete le informazioni. 

Queste misure non sono solo di carattere giuridico, ma anche organizzativo e tecnico.

Tra le misure di carattere legale e contrattuale rientrano:

  • Accordi di riservatezza (NDA) con dipendenti, consulenti, fornitori e partner
  • Clausole di riservatezza nei contratti di lavoro, con obblighi che persistono anche dopo la cessazione del rapporto
  • Patti di non concorrenza, ove opportuni, per limitare l’utilizzo delle conoscenze aziendali a vantaggio di concorrenti

Il principio è semplice: perché l’ordinamento riconosca la protezione del patrimonio informativo dell’impresa, è necessario che sia quest’ultima per prima a tutelarlo.

Accanto agli strumenti contrattuali, assumono rilievo decisivo le misure operative:

  • controllo e limitazione degli accessi alle informazioni sensibili
  • sicurezza fisica e digitale dei dati
  • policy interne sulla gestione delle informazioni riservate
  • formazione del personale
  • marcatura dei documenti come riservati o confidenziali

Il secondo principio è ancora più evidente: la tutela del know-how in buona sostanza richiede comportamenti coerenti, concreti e sistematici, non semplici dichiarazioni di principio.

Da semplici informazioni a valore economico

Una volta identificato e protetto, il know-how assume rilevanza come bene immateriale.

L’impresa quindi potrà:

  • valorizzarlo economicamente
  • renderlo visibile nelle operazioni straordinarie
  • sfruttarlo contrattualmente

Il know-how può infatti essere oggetto di:

  • licenze
  • trasferimenti
  • contratti di franchising
  • operazioni di finanza straordinaria

La giurisprudenza ha chiarito che il know-how, quando è davvero tale e, quindi, quando possiede requisiti di segretezza e valore economico, rappresenta un autonomo elemento patrimoniale suscettibile di utilizzazione economica oltre che di iscrizione a bilancio.

La tutela

La valorizzazione del know-how non si esaurisce nella protezione preventiva.
Si completa con la capacità di difenderlo attivamente.

In caso di acquisizione, utilizzo o divulgazione illecita, il Codice della Proprietà Industriale prevede strumenti incisivi a favore del titolare: inibitorie, misure correttive, risarcimento del danno.

Conclusione

Possiamo allora affermare che il know-how non si valorizza con una clausola isolata o con un richiamo generico alla riservatezza.

E’ necessario un processo coerente, fatto di:

  • identificazione
  • formalizzazione
  • protezione
  • sfruttamento
  • difesa

Solo così un patrimonio informativo costruito nel tempo può diventare un vero asset aziendale.