Il termine know-how significa, letteralmente, “sapere come”: sapere come si fa qualcosa.
Dietro questa parola apparentemente semplice si nascondono però questioni fondamentali per l’impresa e per il suo patrimonio.
Nel nostro lavoro incontriamo spesso imprese che possiedono un insieme di conoscenze, procedure e competenze costruite in anni di attività, senza però avere piena consapevolezza del loro valore giuridico ed economico.
Eppure, proprio quel patrimonio rappresenta spesso il vero fattore distintivo rispetto ai concorrenti.
Il know-how come patrimonio e vantaggio competitivo
Il know-how è un patrimonio di conoscenze e capacità, tecniche e manageriali, che consente all’impresa di operare in modo efficiente e competitivo sul mercato.
Non nasce per caso.
È il risultato di esperienza sul campo, investimenti, tempo, risorse umane ed economiche.
Il suo valore risiede nel vantaggio competitivo che è in grado di garantire: permette all’impresa di fare meglio, più velocemente o in modo più efficace ciò che altri non sono in grado di replicare con la stessa facilità.
Per questo il know-how è oggi considerato un bene immateriale e un asset strategico dell’impresa.
Quando il know-how è tutelabile dal punto di vista giuridico
Il know-how non è un concetto lasciato alla sola prassi.
La sua tutela è disciplinata dall’art. 98 del Codice della Proprietà Industriale, che protegge le informazioni aziendali riservate e le esperienze tecnico-industriali, oggi definite come segreti commerciali.
Non tutte le informazioni aziendali, però, sono giuridicamente tutelabili come know-how.
Affinché lo siano, la legge richiede il rispetto cumulativo di tre requisiti.
1. Segretezza
Le informazioni non devono essere generalmente note o facilmente accessibili agli operatori del settore.
2. Valore economico
Le informazioni devono avere un valore economico proprio perché segrete, nel senso che sono in grado di garantire un vantaggio concorrenziale.
3. Misure di protezione
Il titolare deve aver adottato misure di sicurezza ragionevolmente adeguate per mantenerle riservate (come ad esempio la sottoscrizione di NDA o accordi di riservatezza, impegni contrattuali con i dipendenti, limitazioni e regolamentazioni degli accessi).
Se anche uno solo di questi requisiti manca, quel patrimonio di conoscenze non è giuridicamente know-how.
Il valore del know-how non è teorico
Chiariamo subito che la tutela del know-how non serve a proteggere informazioni introvabili, ma ad impedire che un concorrente possa appropriarsi indebitamente di dati riservati, risparmiando i tempi e i costi necessari per ricostruirli autonomamente.
La giurisprudenza ha chiarito che un’informazione ha valore economico quando il suo titolare ha impiegato tempo, risorse umane ed economiche per costruirla.
L’immediata disponibilità di tale patrimonio per un concorrente costituirebbe dunque un arricchimento ingiustificato.
Perché spesso il know-how non viene protetto
Accade frequentemente che imprese dotate di un patrimonio informativo rilevante non riescano a ottenerne tutela.
Questo avviene, soprattutto, quando il know-how non è stato adeguatamente individuato o quando non sono state adottate misure idonee a proteggerlo.
Se il titolare del know-how non è il primo a riconoscerne il valore e a proteggerne la segretezza, difficilmente potrà pretendere una tutela efficace.
Conclusioni
Il know-how non è una semplice esperienza maturata nel tempo. È un bene immateriale che incide direttamente sulla posizione competitiva dell’impresa.
Comprendere che cos’è davvero il know-how è il primo passo.
Il secondo è capire come identificarlo, valorizzarlo e proteggerlo correttamente.
Il nostro studio legale assiste imprese e imprenditori nella tutela e valorizzazione del know-how e dei beni immateriali.
Per maggiori informazioni è possibile contattarci per una consulenza dedicata.