Revoca dell’amministratore senza giusta causa: cosa spetta davvero e come si calcola

A cura dell’Avv. Alessio Molinarolli  —  Studio Legale MCRK

Se la revoca dell’amministratore da parte dell’assemblea dei soci avviene senza una giusta causa, la società può essere chiamata a risarcire il danno all’amministratore revocato. Che cosa spetti all’amministratore e come si calcoli il danno dipende da un elemento specifico che spesso non viene considerato: la struttura dell’incarico.

L’incarico può essere infatti a tempo determinato o a tempo indeterminato. Una distinzione apparentemente tecnica, che nella pratica può tradursi in cifre molto diverse. 

Il punto di partenza: la tutela è solo economica

Prima di entrare nel dettaglio del calcolo, vale la pena ribadire un principio fondamentale: la tutela dell’amministratore revocato è esclusivamente di natura economica.

Nessun tribunale può reintegrare un amministratore nella carica, in quanto l’assemblea ha un potere assoluto di rimozione e quel potere produce effetti immediati e definitivi. Quello che la legge riconosce all’amministratore revocato senza giusta causa è un diritto al risarcimento e non alla reintegrazione.

Incarico a tempo determinato

Quando l’incarico ha una scadenza precisa — tre anni, cinque anni — e l’amministratore viene revocato prima di quella scadenza senza una giusta causa, si configura un vero e proprio inadempimento da parte della società.

Il danno risarcibile è tendenzialmente commisurato ai compensi che l’amministratore avrebbe percepito fino alla scadenza naturale del mandato. Così, ad esempio, se mancavano due anni alla scadenza e il compenso era di diecimila euro al mese, il punto di partenza del calcolo è duecentoquarantamila euro.

Il danno non è automatico

Su un punto, però, è necessario soffermarsi: il danno non è in re ipsa. Non lo è mai. Non basta, cioè, che l’amministratore sia stato revocato per avere diritto a quella cifra. L’amministratore deve anche dimostrare il pregiudizio effettivamente subito e questo apre spesso una discussione in sede giudiziale su quanto avrebbe effettivamente percepito in assenza di revoca, su eventuali compensi alternativi nel frattempo percepiti e su altri elementi che possono ridurre la cifra finale.

La perdita di chance

Può essere risarcita anche la perdita di chance data ad esempio dalle opportunità professionali sfumate a causa della revoca. Questo, però, solo a condizione che si dimostri che quelle opportunità avevano un’elevata probabilità di concretizzarsi. Non basta quindi affermare che la revoca ha danneggiato la carriera: serve una prova concreta e specifica.


Incarico a tempo indeterminato: l’indennità sostitutiva del preavviso

Quando l’incarico non ha una scadenza, il meccanismo cambia radicalmente.

Non esiste, infatti, un’aspettativa giuridicamente tutelata a mantenere l’incarico sine die. Quello che la legge protegge è qualcosa di più limitato: il diritto a non vedere l’incarico interrotto bruscamente, senza un congruo preavviso.

In questo caso il riferimento normativo non è più l’art. 2383 del Codice Civile ma la disciplina generale del mandato oneroso a tempo indeterminato, contenuta nell’art. 1725, comma 2. La tutela, allora, si traduce nel diritto a un’indennità sostitutiva del mancato preavviso.

Come si calcola l’indennità

In assenza di previsioni diverse nello statuto, la giurisprudenza ha stabilito facendo ricorso ad un criterio equitativo che un preavviso congruo corrisponde a sei mesi. Il calcolo è quindi: compenso mensile moltiplicato per sei.

Su questa somma si dovranno applicare poi la rivalutazione ISTAT dalla data della revoca fino alla liquidazione e gli interessi compensativi calcolati sulla somma via via rivalutata. 


I danni ulteriori

Danni ulteriori — all’immagine, alla reputazione professionale — non sono automatici. Devono essere specificamente allegati e provati, dimostrando una condotta della società distinta dalla mera revoca. Non basta che la revoca abbia creato difficoltà o imbarazzo. Serve dimostrare qualcosa di più.

La tabella di sintesi

Per chi desidera un quadro immediato, questa è la differenza tra i due casi in modo schematico.

Nel caso di incarico a tempo determinato: il risarcimento è commisurato ai compensi fino alla scadenza naturale, il danno deve essere provato, la perdita di chance è risarcibile solo con prova specifica.

Nel caso di incarico a tempo indeterminato: la tutela è l’indennità sostitutiva del preavviso, pari a sei mesi di compenso, sulla quale si applicano rivalutazione ISTAT e interessi compensativi.

Cosa significa nella pratica

Chi decide di revocare un amministratore senza giusta causa deve sapere che il costo dipende da come è strutturato l’incarico e va calcolato prima che la delibera venga votata, non dopo.

Chi viene revocato deve sapere che ha strumenti concreti per tutelarsi, ma deve anche sapere cosa può realisticamente pretendere e cosa non è automaticamente dovuto. Avanzare richieste non supportate da prova concreta non rafforza certo la posizione, ma la indebolisce.

In entrambi i casi, conoscere questi meccanismi prima che la situazione si presenti è quello che fa la differenza tra gestirla e subirla.

Se hai ricevuto una delibera di revoca o stai valutando di revocare un amministratore, una valutazione preventiva può fare la differenza.

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