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Revoca dell’amministratore senza giusta causa: diritti, rischi e cosa fare

A cura dell’Avv. Alessio Molinarolli

La revoca dell’amministratore è uno degli eventi più delicati nella vita di una società di capitali. Capita più spesso di quanto si pensi e quasi sempre coglie qualcuno impreparato. Da un lato, c’è il socio di maggioranza che decide di cambiare guida, convinto che basti una delibera. Dall’altro, c’è l’amministratore che viene rimosso e non sa se ha diritto a essere tutelato.

Con questo contributo cerchiamo di rispondere alle domande e ai dubbi più frequenti nella pratica: si può sempre revocare un amministratore? E’ necessaria una giusta causa? Cosa succede quando non c’è giusta causa? E quali errori procedurali possono costare caro?

La revoca dell’amministratore è sempre possibile

In una SPA come in una SRL, l’assemblea dei soci può revocare l’amministratore in qualsiasi momento. Non è necessario un motivo specifico né occorre un preavviso. La revoca produce effetti immediati ed è sempre valida, indipendentemente dalle circostanze.

Nella SPA questo principio è sancito esplicitamente dall’art. 2383, comma 3, del Codice Civile. Per la SRL manca nel codice civile una norma esplicita, ma la giurisprudenza è unanime nell’applicare gli stessi principi per analogia. Il fondamento è lo stesso: il rapporto tra amministratore e società si basa sulla fiducia e la fiducia non può essere mantenuta per imposizione di legge.

Una conseguenza importante di questa prima conclusione è che nessun tribunale può reintegrare un amministratore revocato. La tutela dell’amministratore, quando c’è, è esclusivamente di natura economica (cioè risarcitoria) e non, come si dice in gergo tecnico, reale.

Revoca senza giusta causa: quando scatta il diritto al risarcimento

La revoca è sempre possibile, ma se avviene senza giusta causa, la società è tenuta a risarcire l’amministratore. È questo l’aspetto normalmente sottostimato e che emerge solo in sede contenziosa.

Chi decide di revocare l’amministratore deve quindi sapere che quella decisione potrebbe avere un costo economico reale. Non è scontato che ce l’abbia — dipende dalla struttura dell’incarico e dalle ragioni della revoca — ma si tratta di un profilo che va valutato prima che la delibera venga votata, non dopo.

Chi viene revocato senza una ragione solida ha invece un diritto concreto a essere risarcito

Cosa significa giusta causa

Incominciamo col dire che la giusta causa non coincide con la semplice insoddisfazione dei soci. Non bastano divergenze di opinioni, attriti nella gestione o un cambio di maggioranza. Questi possono essere motivi comprensibili sul piano pratico, ma non sufficienti sul piano giuridico.

In termini generali, la giurisprudenza richiede che si sia verificato un fatto o un evento oggettivo che abbia compromesso il rapporto fiduciario in modo serio, tale da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto. Cosa costituisca giusta causa e cosa no — con tutti i casi concreti che la giurisprudenza ha elaborato nel tempo — è un tema che merita un approfondimento separato, perché i confini non sono sempre intuitivi. In questa sede conviene affrontare la questione nei suoi termini generali.

L’errore procedurale che molti commettono

Va considerato, sempre appunto in termini generali, un aspetto relativo alla procedura assembleare di revoca, che riguarda uno degli errori più frequenti nella pratica.

Le ragioni della giusta causa devono infatti essere indicate specificamente nella delibera di revoca. Non è sufficiente averle in mente, non è sufficiente esporle solo verbalmente in assemblea, non è possibile integrarle in un secondo momento quando il contenzioso è già aperto.

Se la delibera non contiene una motivazione specifica, la società non potrà farla valere in giudizio. Il socio che decida di revocare deve quindi arrivare alla delibera con le ragioni già chiare e documentate. Ne consegue, quindi, che chi viene revocato con una delibera generica ha già un elemento concreto su cui costruire la propria tutela.

In sintesi: cosa valutare prima di agire

La revoca dell’amministratore è un potere assoluto dell’assemblea, ma non è una decisione senza conseguenze. Prima di procedere, o prima di trovarsi dall’altra parte, vale la pena avere chiaro il quadro:

  1. la revoca è sempre valida e produce effetti immediati;
  2. senza giusta causa genera un obbligo risarcitorio in capo alla società;
  3. la giusta causa deve essere oggettiva e scritta nella delibera;
  4. la tutela dell’amministratore è economica e non prevede la reintegrazione.

Conoscere questi principi prima che la situazione si presenti è il modo più efficace per gestirla da qualunque lato ci si trovi.

Se stai valutando una revoca o hai ricevuto una delibera di revoca, è utile fare una prima valutazione della situazione prima di agire.

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